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Tumore spinale in gravidanza, al Gemelli intervento record salva mamma e figlia

today23 Settembre 2026 1

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(Adnkronos) – Incinta di 7 mesi, una donna di 40 anni non riusciva più a camminare per un tumore spinale che le comprimeva il midollo osseo con il rischio di danni irreversibili. Bisognava agire subito, ma era troppo presto per far partorire la paziente. Così i medici del Policlinico Gemelli di Roma hanno deciso di operarla in gravidanza. "Un intervento neurochirurgico complesso, reso possibile dalla stretta collaborazione tra più équipe specialistiche", che è riuscito a salvare madre e figlia. "A distanza di 7 mesi dall'intervento sia la mamma che la bambina stanno bene", annunciano oggi dall'ospedale. La bimba è nata a termine e la neoplasia della madre era benigna. "La paziente conduce una vita normale e i controlli radiologici confermano il buon esito delle cure". La mamma si era rivolta al Pronto soccorso della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs a fine febbraio – ricostruisce una nota – per la recente e progressiva comparsa di difficoltà nella deambulazione, con ripetute cadute a terra e formicolii agli arti inferiori. Ricoverata presso l'Unità operativa complessa di Patologia ostetrica, diretta da Tullio Ghi, la donna è stata sottoposta a una risonanza magnetica del rachide dorsale, che ha evidenziato la presenza di una neoformazione epidurale responsabile di una severa compressione del midollo spinale. Data l'urgenza del quadro clinico, il caso è stato immediatamente discusso in sede di Spine Tumor Board, un incontro multidisciplinare al quale hanno preso parte Ghi insieme a Marco Rossi, direttore della Uoc Chirurgie specialistiche e Terapia del dolore 1, e Filippo Maria Polli, responsabile della Uos di Neurochirurgia spinale, afferente alla Uoc di Neurochirurgia diretta da Francesco Doglietto. Per i medici c'era un doppio problema da affrontare: da un lato la paziente, che rischiava danni neurologici sempre più gravi e forse irreversibili; dall'altro la gravidanza, in epoca non così avanzata da poter considerare l'opzione parto prima dell'intervento chirurgico, poiché la nascita a 30 settimane avrebbe esposto la bambina al rischio significativo di complicazioni dovute alla prematurità. Serviva quindi una soluzione che tutelasse contemporaneamente madre e figlia. Gli esperti hanno dunque deciso di procedere subito all'asportazione chirurgica del tumore, attivando misure straordinarie di monitoraggio fetale e di supporto materno per tutta la durata dell'intervento. L'operazione, condotta dall'équipe neurochirurgica guidata da Polli in collaborazione con il team anestesiologico di Rossi, ha consentito "la rapida e completa asportazione della neoformazione, con conseguente decompressione del midollo spinale". Per l'occasione è stato utilizzato un letto operatorio modificato ad hoc, che ha permesso al gruppo di Ghi di monitorare costantemente la stabilità emodinamica del feto nel corso di tutta la procedura. "Il monitoraggio multiparametrico delle funzioni vitali e della adeguata perfusione emodinamica distrettuale – spiega Rossi – ha consentito di svolgere un'anestesia in assoluta sicurezza per la paziente e impostare una adeguata analgesia multimodale". Nell'immediato post-operatorio, la mamma ha mostrato "una rapida regressione dei deficit neurologici ed è stata dimessa in tempi brevi – riferiscono i sanitari – L'esame istologico ha confermato la natura benigna della neoformazione (un angiolipoma) e la donna ha potuto proseguire la gravidanza normalmente fino al parto, avvenuto a termine". L'angiolipoma spinale – descrive il Gemelli – è un raro tumore benigno che si sviluppa all'interno del canale vertebrale, e che in gravidanza può andare incontro a una crescita particolarmente rapida per un meccanismo multifattoriale. La conseguente compressione midollare richiede un intervento tempestivo.  "Grazie al lavoro sinergico dei team multidisciplinari che coinvolgono le eccellenze del nostro policlinico, abbiamo potuto assicurare le migliori cure alla paziente e al suo bambino, permettendo alla donna di tornare presto a camminare e di proseguire la gravidanza in sicurezza", commentano i medici che hanno seguito il caso. "La scelta di procedere a un intervento chirurgico maggiore sulla madre con feto in utero e di differire il parto non è così comune – sottolinea Ghi – ed è stata possibile in quanto l'intervento ha comportato un sanguinamento limitato e la gestione anestesiologica ha minimizzato le ripercussioni emodinamiche dell'anestesia, garantendo per tutta la procedura condizioni di benessere ottimale della bimba". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: adnkronos

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