(Adnkronos) – Dall'aderenza terapeutica alle scelte della vita quotidiana, crescono i riscontri positivi sull'uso del monitoraggio continuo del glucosio (Cgm) anche nel diabete di tipo 2. La sua diffusione, però, deve fare i conti con una conoscenza ancora poco consolidata della tecnologia e con disparità di accesso a livello regionale. È quanto emerge dal nuovo 'Dexcom State of Type 2 Report: Global Access and Attitudes to Diabetes Technology', i cui dati sono stati resi noti da Dexcom, azienda tra i pionieri e leader della tecnologia Cgm, in occasione del 62esimo Congresso della European Association for the Study of Diabetes (Easd), a Milano fino al 2 ottobre. L'indagine, condotta nel 2026, ha coinvolto oltre 800 professionisti sanitari e 2.500 persone con diabete di tipo 2 in 8 Paesi (Germania, Italia, Giappone, Polonia, Arabia Saudita, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti) per analizzare come siano cambiati nell'ultimo anno esperienze, conoscenze e atteggiamenti verso la malattia e le tecnologie di monitoraggio. Tre le aree chiave: il ruolo del Cgm nella continuità della cura e nell'aderenza, la sua integrazione con le più recenti strategie terapeutiche e le barriere che ne limitano conoscenza e accesso, temi che trovano una declinazione specifica anche in Italia. L'89% dei professionisti sanitari intervistati – informa una nota – ritiene che il Cgm aiuti a valutare l'aderenza al trattamento tra un appuntamento e l'altro, e più della metà dei pazienti che lo utilizzano riferisce di aver seguito con maggiore attenzione il piano terapeutico. "Il Cgm può creare un legame più stretto tra la prescrizione del clinico e ciò che accade ogni giorno nella vita della persona con diabete – afferma Basilio Pintaudi, diabetologo dell'ospedale Niguarda di Milano e consigliere nazionale dell'Associazione medici diabetologi (Amd) – Vedere con continuità l'andamento della glicemia permette di capire meglio gli effetti delle proprie scelte e può favorire l'aderenza al percorso terapeutico. Diventa così uno strumento di continuità di cura, che accompagna la persona anche fuori dalla visita". Un'evoluzione che riguarda anche l'Italia, dove le più recenti raccomandazioni Sid-Amd hanno ampliato l'uso del Cgm nel diabete di tipo 2, includendo, in specifiche condizioni cliniche, anche persone non trattate con insulina. Il report – si legge – evidenzia una crescente associazione tra Cgm e agonisti del recettore del Glp-1: il 58% di chi assume questi farmaci utilizza anche un Cgm. La maggioranza degli intervistati si dice disponibile a utilizzarlo se raccomandato insieme a un Glp-1, mentre la metà dei professionisti ritiene che la diffusione di questi farmaci possa favorirne l'adozione. "L'associazione riveste particolare interesse per chi convive anche con l'obesità, oggi circa il 40% delle persone con diabete di tipo 2 – sottolinea Pintaudi – Monitorare come la glicemia risponde a ciò che si mangia aiuta a essere più consapevoli delle proprie scelte alimentari. Soprattutto nelle prime fasi della malattia, il Cgm può diventare anche uno strumento di autoeducazione: un valore aggiunto che va oltre la semplice lettura del dato glicemico". Tra chi già impiega il Cgm, dettaglia la nota, "la soddisfazione è elevata: il 94% dichiara di gestire il diabete con maggiore autonomia, il 93% lo considera facile da usare e il 91% ne sfrutta i dati per orientare le proprie decisioni di gestione. Persistono tuttavia barriere importanti. Il 55% degli intervistati dichiara una conoscenza limitata della tecnologia, a cui si aggiungono le difficoltà di copertura e rimborso, segnalate dal 90% dei professionisti negli Stati Uniti e dal 53% negli altri sette Paesi inclusi nello studio". "Anche in Italia le indicazioni sull'uso del Cgn sono sempre più ampie, ma la capacità dei sistemi sanitari regionali di garantire l'accesso non è uniforme", evidenzia ancora Pintaudi. "È una questione di equità: beneficiare di una tecnologia non dovrebbe dipendere dal territorio in cui si vive". Ma non basta la disponibilità: "C'è un secondo livello, la consapevolezza degli operatori sanitari. Per usare pienamente il Cgm bisogna saperne interpretare le informazioni. Il Time in Range (il tempo trascorso con la glicemia entro i valori considerati ottimali), per esempio, non è una semplice percentuale: anche variazioni apparentemente contenute possono avere un significato clinico rilevante. Il professionista deve sapere cosa può ricavarne e come usarlo per personalizzare la cura". "La sfida è trasformare l'innovazione in un'opportunità concreta per tutte le persone che possono trarne beneficio, accompagnando la diffusione del Cgm con elevati standard di qualità, accuratezza e affidabilità – commenta Nicoletta Grovale, Sr. Medical Affairs Manager di Dexcom Italia – Il vero progresso passa dalla personalizzazione delle cure: ogni persona ha esigenze diverse e dovrebbe poter accedere alla soluzione di monitoraggio più appropriata al proprio profilo clinico, per ottenere migliori risultati e una migliore qualità di vita".
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Commenti post (0)