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(Adnkronos) – Le persone con malattie elettrosensibili ambientali, che avvertono sintomi fisici oppure psicologici che attribuiscono all'esposizione a campi elettromagnetici di vario tipo, come quelli emessi da cellulari, Wi-Fi e altri dispositivi elettronici, si rivolgono “al Servizio sanitario nazionale facendo una miriade di esami, che sono a carico del Ssn, ma che non hanno mai una diagnosi certa: non esiste infatti un biomarcatore”. Così Stefano Moriconi, Direttore dell’Ufficio 5 Consiglio superiore di sanità intervenendo al Forum Risk Management, ad Arezzo. “Purtroppo queste persone sono costrette a convivere con delle patologie molto poco diffuse che rendono la vita difficile anche all'interno degli appartamenti – spiega Moriconi – Ad esempio, non possono vivere in una casa di campagna dove sia presente il tufo, in quanto emette radon. Sono malattie difficili da identificare: i pazienti hanno dei malesseri generali e, prima che un medico possa riuscire ad arrivare a una diagnosi o comunque ad avvicinarsi, passano almeno 10 anni”. Si arriva infatti a definire “un quadro sintomatologico: non sono delle diagnosi ben definite ma un insieme di sintomi, soprattutto la stanchezza, un’astenia, talvolta confusa con la fibromialgia”, di cui invece è possibile fare diagnosi. Il problema è che “il servizio sanitario è gravato da tutta questa serie di esami”, senza arrivare a una diagnosi.
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Scritto da: adnkronos
today4 Novembre 2024 1379 2
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